Parecchia nostalgia priva di contenuti

Certo che lo so: Top Gun: Maverick sta facendo faville, grandi incassi, i fan sono felici e le sale sono gremite. Io devo aver visto un film diverso perché l’unica cosa che mi è rimasta alla fine è l’imbarazzo di aver sprecato i soldi del biglietto.

Partiamo dalla trama. Sono passati 36 anni (nel film dice 32) da quando, nel 1986, un Tom Cruise sbarbatello e arrogante sfrecciava in sella alla sua Kawasaki sulla strada parallela alla pista degli F-14; era tutto bellissimo e perfetto, poi l’attore ha deciso di prendere uno dei suoi personaggi di maggior successo e ricalcarne la leggenda.

Pete Mitchell collauda aerei segreti per conto della marina, ha una squadra che lo adora e, ancora, fatica a seguire le regole. Una serie di eventi (principalmente la faccia di Tom Cruise, ma questa è opinione mia) lo costringe a tornare a Miramar, alla Top Gun, per preparare i loro migliori piloti a svolgere una mission impossible, il genere di missione che richiede un numero infinito di primi piani e YU-HUUU.

Maverick
YU-HUUU

Citando Kelly McGillis, non potevano prendere una cicciona di sessant’anni per fare il love interest dell’altrettanto sessantenne Tom Cruise, quindi il prepuzio bollente passa alla bella Jennifer Connelly, splendida cinquantenne che ci ha risparmiato l’imbarazzo di vederlo limonare con una ragazzina. Intorno a loro ecco che abbiamo il solito gruppo che piace a Cruise: attori semisconosciuti in parti di rilievo e nomi importanti come la stessa Connelly o Jon Hamm in ruoli più defilati. Classica ripartizione dei cliché con lo stronzo, il nerd, il nero (e scusate ma è vero) il figlio di, la ragazza super, lo stronzo di alto rango, l’ex stronzo che adesso sta coi buoni e via dicendo; tutto già visto e già strausato.

Top Gun non pretende di avere un senso, fin dall’inizio “abbiamo tre settimane per addestrarli” sembra un tempo irrisorio, se non fosse che anche dopo quelli che sembrano giorni le settimane sono sempre tre. Prendono aerei, svolazzano, giocano in spiaggia e vanno al bar come se fossero nel multiverso della follia; a parargli il culo c’è sempre il mitico IceMan, lo splendido Val Kilmer, quindi Maverick può fare quello che gli pare senza conseguenze, compreso rischiare di ammazzare uno dei ragazzi.

Maverick
Lui è sopra un mattone

Il messaggio di questo film sembra essere “L’autostima di Tom può alimentare un MiG in quattordici missioni e avanzare carburante per fare la spesa con la smart”, OPPURE che i droni non possono sostituire l’abilità, l’esperienza e la prontezza di un pilota in carne e ossa. Scegliete voi, io sono indecisa.

In sostanza, Maverick ricalca Top Gun modernizzando le sequenze e al contempo trascinandoci negli anni ‘80, soprattutto grazie ai baffi spelacchiati e stranamente inquietanti del figlio di Goose. No, non è uno spoiler, era anche nel trailer quindi niente storie.

La trama è dolorosamente prevedibile, ma viene salvata, in parte, dalle acrobazie in volo. Insomma: ogni volta che lo spettatore inizia a riconoscere la vacuità della storia, eccoci col casco, il sorriso, le battutine e l’adrenalina che pompa. Come l’aereo di Mav, seguire questo film è un continuo lanciarsi verso il cielo per poi cadere in picchiata, sfiorare il suolo e accelerare nuovamente: è tutto cafonamente visivo, esagerato e, purtroppo, già visto nel primo film.

Queste toppe sono l’incubo di ogni madre

Ci sono tante cose inutili, a partire dalla relazione tra Cruise e la Connelly. Se ne poteva fare a meno, è buttata lì al solo scopo di mostrarlo come “uno che ama”, ma tutto ciò che si vede è questa donna stupenda che sospira come una ragazzina, appoggiata alla porta come se dietro ci fosse Henry Cavill e non il gemello cattivo di Pikachu. Lei, con la sua bella casa sulla spiaggia, il suo bar, la sua barca a vela e perfino la Porsche d’epoca, ha davvero bisogno di questo pilota pieno di sé?
Nah.

In più di un’occasione il pubblico in sala si è lasciato andare a un’affettuosa risata, ricordandomi che forse la mia viscerale antipatia per Tom Cruise potrebbe non avermi consentito di godere appieno dell’esperienza, ma mi chiedo anche se questi momenti comici siano voluti, o se sono solo attimi stranamente cringe che gli spettatori hanno mal interpretato.

Top Gun: Maverick può essere visto in due modi. È un filmetto accattivante per chi non conosce la pellicola del 1986, oppure uno strano, a volte appagante, viaggio sul sentiero dei ricordi per chi ha amato il primo film e si vuole crogiolare pensando al passato.

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Il mio biglietto da visita sono grandi occhi cerulei e un sorriso affettuoso, caratteristiche perfette per mascherare umorismo triviale e un sarcasmo che altrimenti mi metterebbe in guai seri.
Mi piacciono i dinosauri, gli zombie e il formaggio; sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma adoro anche rivedere i classici della mia infanzia.
E il formaggio.

Pubblicato da Eleonora

Il mio biglietto da visita sono grandi occhi cerulei e un sorriso affettuoso, caratteristiche perfette per mascherare umorismo triviale e un sarcasmo che altrimenti mi metterebbe in guai seri. Mi piacciono i dinosauri, gli zombie e il formaggio; sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma adoro anche rivedere i classici della mia infanzia. E il formaggio.

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